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'Cause it's never too late…

Vorrei

Eccomi qui con altri dubbi. Ho davvero così paura di ricominciare? Quello che vorrei, e allo stesso tempo temo di più, è essere amata. Vorrei che qualcuno si accorgesse del fatto che nascondo la mia dolcezza perchè non voglio che gli alri se ne approfittino. Vorrei non avere paura dell’intimità. Vorrei non sbagliare mai. Vorrei essere ciò che non sono.

Il solo pensiero di “rimettermi in gioco” mi provoca ansia: una nausea incontrollabile. Sono davvero andata avanti? Sembra che io non riesca a farmene una ragione… Per due anni mi sono nascosta, cercando di sparire. Non ho aggiornato neanche i social network (che alla mia età non è solo sintomo di asocialità, ma anche un chiaro segno di voler scomparire da tutti i radar). Un altro dubbio: ma cosa dovrei fare alla mia età? Dicono che questi siano gli anni più belli. Perchè non riesco a viverli con leggerezza? Conoscere gente nuova e “mostrarmi” è ormai un peso. Non riesco ad uscire da questo tunnel. Nonostante i miei sforzi, il primo istinto è quello di fuggire, di rinchiudermi nel mio mondo privato, fatto di regole e controllo. Vorrei essere più impulsiva. Vorrei essere più coraggiosa. Vorrei che qualcuno mi capisse e mi aiutasse. Vorrei solo essere felice.

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Incompiuta

Sono creta: tra le mie mani scivolano sogni. I sogni che hai impresso su di me. Bruciavano come un marchio, non riuscivo a liberarmene… Ora invece non riesco a trattenerli, malgrado io ci provi disperatamente. Mi manchi e ho paura di dimenticarti. Mi manca stare male, la sensazione di dipendenza che avevo nei tuoi confronti. Per poche ore alla settimana non pensavo a nulla, tu mi guidavi. Mi disegnavi con nuove forme ogni mattina, cancellavi il disegno al pomeriggio e ammiravi il mio disappunto nel capire che non ero più nessuno: il tuo controllo. Mi hai lasciata incompiuta, priva di una bussola. Come Penelope tesseva la tela al mattino per poi distruggerla di sera, tu mi hai dato una strada da seguire, togliendomela subito dopo, denigrandomi se sbagliavo. Non andavo bene, dovevo aspettare che tu finissi il tuo lavoro. Ma tu non avresti mai finito. Non volevi trasformarmi in una persona migliore, ma distruggermi, cancellare ogni parte di me, rendermi tua schiava per controllarmi. Mi hai lasciata incompiuta.

Mi ci sono voluti anni per prendere in mano dei nuovi colori.  Parti di me che avevo dimenticato, alcune nuove ma non meno importanti. Una pennellata alla volta sto finendo il lavoro che avevi iniziato, ma stavolta l’artista sono io.

Prospettive

Cominciare le lezioni all’Università mi fa rivalutare il significato di “prospettiva”. Per uno psicologo è importante avere tanti punti di vista: non si può comprendere se non ci si mette nei panni dell’altro. Tutti possiedono un “io introspettivo”, c’è chi lo comprende e lo sfrutta meglio, ma ognuno è in grado, in quanto essere umano, di proiettare le proprie emozioni sull’altro e accogliere quelle che ne derivano.

Mi chiedo ancora se faccio la cosa giusta: cerco di mettere in campo i miei problemi, sperando che possano essere utili a qualcuno… Continuo a farmi del male e a sentirmi in colpa, perchè sento che il nuovo percorso di studi è più facile del precedente (nonostante abbiano molti punti in comune) e sono sicura che gli altri reagiscono pensando che mi sono arresa.

Cambiando prospettiva: sono io che penso di essermi arresa. Sono consapevole di aver sprecato quattro anni della mia vita in un luogo che non fa per me, solo per seguire lui, solo per essere migliore di lui. Ripensandoci ora, trovo inutile il mio spirito competitivo nei suoi confronti dato che le nostre intelligenze sono profondamente diverse: lui è freddo, calcolatore, manipolatore e, a meno che non debba risolvere problemi di meccanica del volo, non è a suo agio. Le emozioni gli fanno paura. Io non sono così. Io devo parlare delle mie emozioni, discuterne se riesco, perchè è l’unica cosa che mi fa mettere ordine nel caos della mia mente. Sono sognatrice, lunatica, cambio idea facilmente e se vengo ferita mi chiudo a riccio. Non torno indetro mai. Sono così e per una volta non mi chiedo se sono “giusta” o “sbagliata” per questo mondo, ma se questo è il mondo giusto per me.

“What about your feelings?”

Avvenire

Cara S.,

ti scrivo per dirti che sto bene. Sono felice, ho un buon lavoro, sono in buona salute e continuo ad occuparmi di me e dei miei hobby. Spero che le cose continuino così, ma per ora mi sto godendo il momento e sono sicura che il futuro sarà roseo per me.

Ecco cosa vorrei sentirmi dire dalla me stessa futura, se potessi parlare con lei. Sfortunatamente le lettere che viaggiano nel tempo non esistono (almeno per ora), quindi devo accontentarmi di essere positiva. Devo sperare nell’avvenire e fidarmi di me stessa. Ora faccio più attenzione ai bisogni della mia parte emotiva, non la soffoco più con le esigenze di quella razionale.

La buona notizia è che per ora sono caduta in piedi: avendo superato il test d’ammissione, ora sono iscritta alla facoltà di Psicologia. Questa scelta stupisce anche me: senza alcun programma, guidata dall’istinto, volto le spalle ad un corso di studi sicuro (Ingegneria) per buttarmi nell’ignoto. Spero solo che la scelta non sia troppo avventata. (Ci risiamo: la mia parte razionale si rifiuta di cambiare.)

Il senso di libertà che sento in questo momento mi riempie di gioia: una felicità che, ahimè, non provo da molto. Sono felice di aver lasciato il passato alle spalle, di essermi liberata dei miei fantasmi (soprattutto di uno un po’ più grande degli altri). Pensare alle reazioni delle altre persone, soprattutto di chi non mi sta più vicino (vedasi il fantasma cicciottello), mi fa paura. Evidentemente ho ancora il terrore di deluderlo, di non essere alla sua altezza, benchè io sappia che l’amore non è una competizione, un premio per chi ha una bella vita, ma un’opportunità di condivisione. Ora la mia anima è a nudo per altre persone, amicizie conquistate con molta fatica. Sono lieta di essere arrivata fin qui.

Il passato ormai è passato, e so di aver tentato. Sono consapevole dei miei errori, ma anche dei miei sforzi per raggiungere qualcosa che non pensavo di meritare. Adesso sono felice: posso ritornare indietro con la mente e ricreare quei momenti, loro sono sempre con me. Allo stesso tempo però sono proiettata nel futuro e so di meritare di essere felice.

Prendermi cura degli altri è da sempre la mia vocazione, anche se da molti anni non riesco più neanche a occuparmi di me stessa. Da quattro anni mi sento incapace di fare qualsiasi cosa. Incapace persino di scegliere una vita migliore, consapevole di non meritarla.

Ora non cerco di sembrare più intelligente di quello che in realtà sono: non mi aiuta nelle relazioni interpersonali, per niente. Eppure per me è da sempre l’unico modo per comunicare: se non si è intelligenti almeno la metà del proprio interlocutore, non ci potrà mai essere uno scambio. Consapevole dell’assurdità di questa tesi, evito di giudicare gli altri in base ad una scala di valori completamente avulsa al contesto. Sono fortunata ad essermi resa conto di questo meccanismo erroneo, perciò sono pronta a riparare.

So che sarà impegnativo ricominciare da zero e cambiare ambiente, ma mi sento motivata. Sono felice di aver fatto una scelta che è solo mia, senza ricercare l’approvazione degli altri. Ora che la mia vita va in questa direzione, non posso far altro che assecondarla, nell’attesa che le soddisfazioni arrivino, insieme alla mia serenità.

                                                                                   “Come ti vedi tra cinque anni?”

Cambiamento

Per molto tempo non ho sentito l’esigenza di scrivere. Mi sono abbandonata ai ritmi frenetici, alla depressione, all’insoddisfazione, prima di accorgermi che mi stavo facendo travolgere. Le mie insicurezze sono diventate così forti e predominanti nella mia vita da rinchiudermi dentro un guscio, lontano dal mondo esterno. Malgrado gli altri tentassero di rompere quel muro, io non riuscivo neanche ad accorgermi dei loro tentativi. Per mesi sono stata insensibile al dolore, ma anche ad altre emozioni positive. Sono due anni che non amo. Esattamente due anni e due mesi, ma chi li conta?

Ad un certo punto mi sono accorta che non potevo continuare a scappare da me stessa, nè dalle mie sensazioni. Continuavo a ripetermi che stavo sprecando il mio tempo e probabilmente la mia sanità mentale è stata a rischio per un po’. Ciò che conta è che ora sto meglio e sento di nuovo la voglia di scrivere. Non so perchè sto confessando così tanto su un blog, pubblico per giunta, ma scrivere è sempre stato il mio sfogo. Ho sempre cercato di mettere su carta le mie sensazioni, di riordinare in questo modo le mie idee.

In questi ultimi mesi sono riuscita a compiere dei veri e propri miracoli nella mia vita: mi sono iscritta ancora ad un corso di canto e ho cantato di nuovo di fronte a un pubblico. Pensavo sarebbe stata una tragedia, ma mi ha fatto stare bene. Sono riuscita a fare nuove amicizie e non avrei mai pensato di stringere dei rapporti profondi in così poco tempo. Ho finalmente capito che la mia precedente relazione non era quello di cui avevo bisogno, che mi ha solo danneggiata, quindi ho smesso di pensarci. Sono riuscita a compiere il passo più importante: cambiare facoltà. Non pensavo avrei mai avuto il coraggio di farlo e invece eccomi qui, felice e senza rimpianti (se non quello di aver trascurato i miei veri bisogni per troppo tempo).

Ora penso al futuro. Dove mi porterà? Probabilmente 5/6 anni fa avrei avuto paura di compiere una scelta così radicale e di ritrovarmi in balìa della corrente. Adesso vedo solo possibilità: sono sicura che il futuro sarà migliore (non può essere peggiore del passato comunque). Liberarmi dalle mie catene mi fa sentire forte come non sono mai stata. Forse perchè lo sono davvero. Sono cambiata e mi sento così grata di essere come sono! Sono pronta ad amarmi di più. Occuparmi di me stessa non è mai stata una priorità, infatti mi sono sempre occupata più degli altri. Ebbene, sono un essere umano anche io e come tale merito lo stesso trattamento. Non mi sento più inferiore a nessuno, sono solo curiosa di conoscere altre persone, di capirle, sapere come pensano e crescere.

Forse l’obiettivo che mi ero posta (inconsapevolmente) quest’anno è stato raggiunto: sono cresciuta e sono pronta ad affrontare il mondo senza nascondermi. So di poter accettare le mie emozioni, senza lasciarmi sopraffare. So di potermi lasciare andare senza perdere il controllo e di volere la felicità come chiunque altro. Accettarlo è il primo passo avanti e non sono mai stata così fiera di me stessa.

                                     I am the future.

Frammenti

14/4/2014

La notte scende sulle macerie del palazzo di vetro ed io sono qui, dietro ad una fredda finestra, a guardare la luna. Oggi è strana: gialla quanto un pallido sole d’inverno, con striature rosso sangue, che mi mettono paura. Quando ho cominciato ad essere così codarda? Mi manca da morire quella sensazione di controllo, di gioia, di forza. Vorrei solo trovare risposte, un po’ di calore, una casa dove far riposare il mio cuore. Calore… Lo stesso che proverei di fronte ad un caminetto acceso, se solo potessi rendermi conto di come fare per accenderlo. Ormai, però, sono fredda, insensibile al dolore. Sono convinta che un cuore possa sopportare solo una certa dose di tristezza, dopodichè si indurisce per proteggersi. Eppure questa luna mi fa sperare in qualcosa che non accadrà: essere amata. Che ci sia qualcuno che sta sperando lo stesso da qualche parte? La cosa mi fa sorridere, ma mi rende anche molto triste: quanto dolore si è disposti a sopportare prima di lottare per uscirne? A quanto pare parecchio, perchè io non ho ancora gli strumenti adatti a combattere per la mia felicità. Non c’è più niente che io possa fare, se non aspettare e cercare di capire chi sono… Ma l’attesa mi sta uccidendo e io non sono più sicura che ne valga la pena…

19/4/14

Ho paura. Non mi piace ciò che sto diventando, eppure tutti pensano che io stia meglio. Ma io mi sento uguale a prima… Nulla è cambiato, nulla cambierà. Sono una nave alla deriva durante una tempesta, pronta ad essere distrutta dagli scogli. Sono una formica che cerca inutilmente di scappare da qualcuno più grande che cerca di schiacciarla. Il mio senso di colpa nei riguardi della vita è troppo opprimente, troppo complicato da sopportare. Non so cosa farò quando qualcuno mi tenderà una mano, se mai succederà. Sarò riconoscente e lo ringrazierò, o scapperò, gridandogli contro? Non mi fido più delle mie reazioni, come non mi fido più di quello che provo. Odio, amore e rancore si mescolano per creare una sgradevole miscela che mi intontisce. Non riesco a fare finta di nulla ormai. Non so più chi sono.

Mirror, mirror…

Passo le dita sul mio viso… Le cicatrici dell’acne continuano a bruciare. A volte vorrei semplicemente grattarle via. Sono inutili puntini rossi che ricoprono gran parte delle guance, del mento e del collo. Dolorosi puntini.

Comincio a spogliarmi e a vedere fuoco, ovunque. Non importa quante volte io mi sia graffiata, tutto sembra coperto da una distesa di funghi allucinogeni. E nell’incavo tra i seni, un piccolissimo neo. Non ci sono più quei segni rossi che mi lasciavi sempre. Dolorosi segni rossi.

Le braccia sempre più magre, affusolate. Due grissini all’ora del tè. Non ha senso continuare a lottare… Nessun muscolo all’orizzonte, solo tanta pelle e poca pazienza. Dolorosa pazienza.

Le gambe prive di sostegno. Giochi per i grandi. A me non hanno mai divertita. Come le braccia di un ragazzo che amavo, la mia fede rimane qui. Dolorosa fede.

I piedi, pronti all’azione. Li porto vicino alla testa, inspiro e penso a cose belle. Da qualche parte ho letto che si fa così. Dolorose letture.

Mi rivesto e cammino un po’. Uno, tre, sette passi: sono ancora qui!

Uno di quei giorni

Mi capita a volte di sentire una sorta di malessere non ben localizzato, che non ha nè spiegazioni mediche, nè psicologiche. So di essere in una situazione molto delicata: le scelte che farò adesso condizioneranno il mio futuro in ogni modo possibile.

  • E se tornassi? Probabilmente ricadrei nelle tue braccia, ma farei di tutto per non farlo. L’orgoglio che non ho provato in 4 anni si è materializzato all’improvviso. Eppure appena ti ho rivisto, avrei voluto che mi parlassi, che mi dicessi qualcosa, che mi chiedessi come sto.  Avrei voluto dirti che ho conosciuto un altro, che gli esami vanno ancora male, che adesso sto andando da una psicologa perchè soffro di depressione. Poi ho visto lei. All’inizio l’ho invidiata. Poi ti sei nascosto, lei è andata a riprenderti e ho pensato che probabilmente lei mi invidia ancora di più. Ammettiamolo: la chimica tra noi era palese e talmente forte da capitare una sola volta in una vita. Il modo in cui mi facevi sentire quando mi prendevi in braccio, quando mi sussurravi dolcemente all’orecchio, quando facevamo l’amore e mi chiedevi se stavo bene. Il modo in cui mi sorridevi e i tuoi occhi si illuminavano. Non ti ho mai visto sorridere così con nessun altro. Le emozioni rimangono, ma so che non ci apparteniamo più. La distanza che ho percepito tra noi è maggiore di quanto pensassi.
  • E se cambiassi? Probabilmente sarei più allegra. L’immagine che vedo ogni giorno allo specchio non mi rappresenta più. Quindi perchè continuare? Non faccio altro che dimagrire e ingrassare, poi di nuovo dimagrire ed ingrassare di nuovo. Se solo riuscissi a fermarmi…
  • E se fossi più gentile e meno lunatica? Probabilmente farei allontanare meno le persone da me. L’apice l’ho toccato oggi. Chiamare un’amica “stronza” solo perchè in fondo ha capito quello che cerco di nascondere a me stessa più che posso. Gridare a mia madre che non mi sono mai sentita così sola e che la colpa è sua. Chi sono io per ferire così le persone che amo? Perchè scarico su di loro le mie frustrazioni? Non ho nessun diritto di comportarmi così.
  • E se vivessi per me stessa e non per gli altri? Probabilmente sarei più felice. In questo sto già facendo passi da gigante. Sono andata a vedere finalmente un concerto di Dente, riuscendo a convincere un’amica ad accompagnarmi. Spero solo di non diventare egoista.
  • E se me ne andassi da questa città? Probabilmente ricomincerei da zero ed è ciò che più mi attira al momento. Devo però capire chi sono prima di farlo. Non sarà facile, ma sto imparando ad affrontare i miei fantasmi.

Tutto ciò che vorrei è una risposta a questi dubbi, che il tempo passi senza che io me ne accorga. Questo è uno di quei giorni in cui non so chi sono e non so cosa voglio. Uno di quei giorni in cui ho paura di vivere, di andare avanti, persino di sognare. Uno di quei giorni in cui ho paura di chiudere gli occhi e dai quali non posso scappare. Domani andrà meglio, forse. Intanto oggi è uno di quei giorni in cui dovrò aspettare.

Distanza

Tic, tac, tic, tac…

L’orologio continua a ticchettare.

Quel rumore è insopportabile

oppure è il silenzio che lo accompagna?

Due occhi continuano a scrutare il mio viso in cerca di risposte,

io fornisco loro altre domande.

E poi pongo le mie mani sulle tue e mi lascio andare.

 

Un sospiro: mi rendo conto solo ora

della distanza tra le dita, della distanza tra di noi.

 

Plip, plop, plip, plop…

Il gocciolio continua inesorabile.

Ho dimenticato di chiudere il rubinetto

oppure qualcos’altro?

Non è facile spiegarti ciò che provo,

perchè non lo capisco neanche io.

E poi ti abbraccio e mi lascio andare.

 

Un sospiro: mi rendo conto solo ora

della distanza tra due corpi, della distanza tra di noi.

 

Credimi, ho continuato a pormi le stesse domande:

cosa ho sbagliato?

Perchè non riesco ad essere felice insieme a te?

E non ho trovato risposte.

Forse è troppo presto,

e ho giocato con te.

E poi ti saluto e ti lascio andare.

 

Un sospiro: mi rendo conto solo ora

della distanza tra quei baci, della distanza tra di noi.

What if?

Come fa un cuoco pasticcione, ho lasciato troppe pietanze sul fuoco.

La metà di esse ormai sono bruciate, immangiabili.

Continuo a cuocere quelle che restano, senza controllarle.

E poi mi stupisco.

Non c’è niente di vero, tutto è immaginazione.

Eppure sembra facile, lasciarsi andare alle fantasie.

Ma sono solo comode illusioni per coprire una squallida realtà.