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'Cause it's never too late…

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Lasciare il passato alle spalle

Oggi, per la prima volta da Luglio, ho ripreso in mano il mio diario. Ho letto cose che mi hanno resa triste, al punto di piangere, altre che mi hanno fatta arrabbiare parecchio. Per la prima volta dopo mesi, ho di nuovo voglia di scrivere, di affermare quello che non ho potuto sostenere fino ad oggi: non sono una brutta persona, incontro solo le persone sbagliate. Per tornare a sorridere devo lasciare queste persone indietro, anche se significa rinunciare a quello che abbiamo passato insieme. Ho scritto una lettera a S., cercando di rendere quanto mi mancasse, tutto il dolore che mi ha provocato. Ben presto, i toni romantici sono stati sostituiti da quelli accusatori: l’ho rimproverato di non essere quello che credevo, di avermi lasciata sola in questi mesi (quelli in cui avevo più bisogno di lui), di essere solo un patetico ingegnere insignificante. Mi sono accorta di essere davvero molto arrabbiata con lui e di non essermi mai sfogata come avrei dovuto. Ecco, il lunedì è il mio giorno libero, quindi ho il tempo di piangere e di sfogarmi. Non avevo mai sfruttato questa occasione, ma lui la rende necessaria. Persino mentre scrivo queste poche righe sto piangendo. Sto cercando di essere spontanea, malgrado il continuo ricorso al fazzoletto e alle mie paure. Ho scoperto di essermi creata da sola la mia idea di lui, senza aver cercato di capire come fosse davvero. Anche lui ovviamente ha fatto lo stesso. Non credo gli sia mai interessato capire come mi sentissi, cosa avessi passato, perchè ero così attratta da lui. Mi ricorda tanto D. e il fatto che io lo abbia capito solo ora è preoccupante. Sono molto simili, eppure estremamente diversi. Un po’ come noi. Perchè continuo a cercare rapporti che mi feriscono? Penso forse di non meritare di meglio? S. per me avrebbe dovuto essere quel “meglio”. Sfortunatamente, corrispondeva al “meglio” solo fisicamente.

Ripensando a quello che dovrei fare ora: devo chiudere i ponti con lui definitivamente. Mi fa stare male solo il pensiero, ma mi rendo conto che non mi piace come persona, come io non piaccio davvero a lui. Mi ha delusa, ma devo andare avanti. D’ora in poi voglio dirmi solo cose positive, cercare di attirarle a me. Voglio dirmi che per me vale la pena aspettare, perchè merito di meglio. Non importa quanto rimarrò sola, voglio stare con qualcuno che sia capace di amarmi. Se ne sono convinta, riuscirò a vedermi in maniera diversa. Sono una bella persona e chi non vuole scoprirlo, non merita il mio tempo.

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Perfezione

Mi sono sempre confrontata con lo specchio, sin da bambina. Cambiamenti, brufoli, lividi, tagli, forza di gravità. Ogni volta è la stessa storia: trovo qualcosa che non va.

Il problema è che ora il mio fisico non è più al centro della mia ossessione. Lo studio, l’essere circondata da amici, l’avere un fidanzato sono diventati il mio status symbol, senza il quale divento automaticamente una fallita.

Mi chiedo come sia possibile basare la propria vita sulla continua rincorsa al successo (che non arriva praticamente mai, quindi la mia frustazione rimane alle stelle). Eppure ora le persone mi accettano come sono, mi vogliono bene per ciò che sono. Tranne una.

Il suo rifiuto turba il mio precario equilibrio. Sprofondata ancora nella ricerca della perfezione e degli schemi rigidi, mi muovo tra ansia e depressione: la dimostrazione della mia debolezza. Non ce la faccio più. Sono consapevole di questo meccanismo, so che ho bisogno di riposo, ma non voglio più sprecare tempo. Voglio essere amata.

Purtroppo, però, sono “malata” e il mio percorso è ancora lungo. Devo dimenticare questi mesi, devo convincermi che non c’è niente di sbagliato in me. Facile, no?

Ciò che non posso dirti

Sono le 21.30 di una serata squallida. Notte prima dell’esame. Di solito scorro velocemente tutti gli schemi in attesa di una illuminazione divina che possa aiutarmi l’indomani. Stasera però l’ansia e le manie di perfezionismo lasciano spazio alla nostalgia e alla tristezza: stasera penso a te. A quello che vorrei dirti. A quanto mi manca il tuo sorriso.

Ormai da giorni controllo freneticamente il cellulare, sperando in un tuo messaggio, un segno di vita. Sfortunatamente non arriva mai. Chissà perchè non ho ancora smesso di sperare.

Ci sono tante cose che vorrei dirti. La prima è che mi sto arrendendo. Le mie fragilità sono sempre più pesanti da sopportare e io non sono più la stessa. Questo anche grazie a te. Mi sono esposta, aperta, per la prima volta dopo anni. Non so come sia stato possibile, ma tu mi hai guidata. Tu mi guidi sempre. In ogni tua forma. Le emozioni che mi hai fatto provare in quei pochi mesi sono bastate a superare ogni mia difesa. Mi sono arresa, invitandoti ad entrare. Peccato non ti sia piaciuto quello che hai sbirciato in me.

Continuo a sognarti. A immaginarti. Sogno i tuoi abbracci, i tuoi baci, la tua voce dolce, ma ferma e quelle tenere parole che mi fanno sciogliere. Non te ne faccio una colpa, non conosci il bagaglio che porto dietro da quasi tre anni. So di non essere importante per te come tu lo sei per me e forse è questa la cosa che mi fa stare peggio. Sono solo una bambina bisognosa di affetto e attenzioni, nonchè ossessionata.

Sono così immatura. Siamo solo usciti per qualche mese: non ci siamo scambiati promesse, tutto molto semplice. Ci fa stare bene? Allora continuiamo. Ci ferisce? Smettiamo. Ora non è più così semplice. Con i sentimenti non si scherza, è un concetto troppo difficile?

Ora devo pensare ad andare avanti e a riprovare quelle emozioni con qualcun’altro. Tu lo stai già facendo, perchè non dovrei farlo anche io? Perchè sono una stupida. Ho paura di essere ferita ancora, di investire troppo in un rapporto senza futuro, ancora. La colpa è mia: devo smetterla di cercare relazioni di questo tipo, fanno solo soffrire. Eppure me lo ero ripetuto come un mantra fino a Novembre: “basta ingegneri, freddi, rigidi, schematici e calcolatori”. Poi arrivi tu e questo giuramento non esiste più.

Tranquillo, comunque, non mi sono innamorata di te. O forse sì? Direi che non importa più ormai.

Mirror, mirror…

Passo le dita sul mio viso… Le cicatrici dell’acne continuano a bruciare. A volte vorrei semplicemente grattarle via. Sono inutili puntini rossi che ricoprono gran parte delle guance, del mento e del collo. Dolorosi puntini.

Comincio a spogliarmi e a vedere fuoco, ovunque. Non importa quante volte io mi sia graffiata, tutto sembra coperto da una distesa di funghi allucinogeni. E nell’incavo tra i seni, un piccolissimo neo. Non ci sono più quei segni rossi che mi lasciavi sempre. Dolorosi segni rossi.

Le braccia sempre più magre, affusolate. Due grissini all’ora del tè. Non ha senso continuare a lottare… Nessun muscolo all’orizzonte, solo tanta pelle e poca pazienza. Dolorosa pazienza.

Le gambe prive di sostegno. Giochi per i grandi. A me non hanno mai divertita. Come le braccia di un ragazzo che amavo, la mia fede rimane qui. Dolorosa fede.

I piedi, pronti all’azione. Li porto vicino alla testa, inspiro e penso a cose belle. Da qualche parte ho letto che si fa così. Dolorose letture.

Mi rivesto e cammino un po’. Uno, tre, sette passi: sono ancora qui!

Uno di quei giorni

Mi capita a volte di sentire una sorta di malessere non ben localizzato, che non ha nè spiegazioni mediche, nè psicologiche. So di essere in una situazione molto delicata: le scelte che farò adesso condizioneranno il mio futuro in ogni modo possibile.

  • E se tornassi? Probabilmente ricadrei nelle tue braccia, ma farei di tutto per non farlo. L’orgoglio che non ho provato in 4 anni si è materializzato all’improvviso. Eppure appena ti ho rivisto, avrei voluto che mi parlassi, che mi dicessi qualcosa, che mi chiedessi come sto.  Avrei voluto dirti che ho conosciuto un altro, che gli esami vanno ancora male, che adesso sto andando da una psicologa perchè soffro di depressione. Poi ho visto lei. All’inizio l’ho invidiata. Poi ti sei nascosto, lei è andata a riprenderti e ho pensato che probabilmente lei mi invidia ancora di più. Ammettiamolo: la chimica tra noi era palese e talmente forte da capitare una sola volta in una vita. Il modo in cui mi facevi sentire quando mi prendevi in braccio, quando mi sussurravi dolcemente all’orecchio, quando facevamo l’amore e mi chiedevi se stavo bene. Il modo in cui mi sorridevi e i tuoi occhi si illuminavano. Non ti ho mai visto sorridere così con nessun altro. Le emozioni rimangono, ma so che non ci apparteniamo più. La distanza che ho percepito tra noi è maggiore di quanto pensassi.
  • E se cambiassi? Probabilmente sarei più allegra. L’immagine che vedo ogni giorno allo specchio non mi rappresenta più. Quindi perchè continuare? Non faccio altro che dimagrire e ingrassare, poi di nuovo dimagrire ed ingrassare di nuovo. Se solo riuscissi a fermarmi…
  • E se fossi più gentile e meno lunatica? Probabilmente farei allontanare meno le persone da me. L’apice l’ho toccato oggi. Chiamare un’amica “stronza” solo perchè in fondo ha capito quello che cerco di nascondere a me stessa più che posso. Gridare a mia madre che non mi sono mai sentita così sola e che la colpa è sua. Chi sono io per ferire così le persone che amo? Perchè scarico su di loro le mie frustrazioni? Non ho nessun diritto di comportarmi così.
  • E se vivessi per me stessa e non per gli altri? Probabilmente sarei più felice. In questo sto già facendo passi da gigante. Sono andata a vedere finalmente un concerto di Dente, riuscendo a convincere un’amica ad accompagnarmi. Spero solo di non diventare egoista.
  • E se me ne andassi da questa città? Probabilmente ricomincerei da zero ed è ciò che più mi attira al momento. Devo però capire chi sono prima di farlo. Non sarà facile, ma sto imparando ad affrontare i miei fantasmi.

Tutto ciò che vorrei è una risposta a questi dubbi, che il tempo passi senza che io me ne accorga. Questo è uno di quei giorni in cui non so chi sono e non so cosa voglio. Uno di quei giorni in cui ho paura di vivere, di andare avanti, persino di sognare. Uno di quei giorni in cui ho paura di chiudere gli occhi e dai quali non posso scappare. Domani andrà meglio, forse. Intanto oggi è uno di quei giorni in cui dovrò aspettare.

Distanza

Tic, tac, tic, tac…

L’orologio continua a ticchettare.

Quel rumore è insopportabile

oppure è il silenzio che lo accompagna?

Due occhi continuano a scrutare il mio viso in cerca di risposte,

io fornisco loro altre domande.

E poi pongo le mie mani sulle tue e mi lascio andare.

 

Un sospiro: mi rendo conto solo ora

della distanza tra le dita, della distanza tra di noi.

 

Plip, plop, plip, plop…

Il gocciolio continua inesorabile.

Ho dimenticato di chiudere il rubinetto

oppure qualcos’altro?

Non è facile spiegarti ciò che provo,

perchè non lo capisco neanche io.

E poi ti abbraccio e mi lascio andare.

 

Un sospiro: mi rendo conto solo ora

della distanza tra due corpi, della distanza tra di noi.

 

Credimi, ho continuato a pormi le stesse domande:

cosa ho sbagliato?

Perchè non riesco ad essere felice insieme a te?

E non ho trovato risposte.

Forse è troppo presto,

e ho giocato con te.

E poi ti saluto e ti lascio andare.

 

Un sospiro: mi rendo conto solo ora

della distanza tra quei baci, della distanza tra di noi.

fail++;

Il fallimento. Una costante nella mia vita. Credevo di essere pronta, ma mi sono resa conto di non esserlo. E tutto ciò non è dovuto all’esame andato a rotoli per l’ennesima volta, non è dovuto al mio procrastinare, ma semplicemente al tempo. Non sono riuscita a finire le cose per tempo… I miei studi, le mie relazioni, insomma tutto ciò che dovrebbe far parte di una vita soddisfacente. Essere consapevole di aver potuto fare meglio non mi fa dormire, e questo periodo non fa che scatenare in me vecchi ricordi. Probabilmente è stato meglio così, doveva succedere. Tutto ciò doveva rendermi forte, ma non mi dispiacerebbe potermi appoggiare a qualcuno ora. E sentirmi soddisfatta della mia vita. In ogni caso mi viene da sorridere, perchè so che tutto questo non durerà. Il tempo porrà sul mio cammino altri ostacoli, e io li supererò ancora con fatica, se ci riuscirò. Tuttavia continuerò a pensare a te. Lo so… A voi, anzi. E alla tristezza che avete lasciato quando ve ne siete andati.

Essere o Apparire?

L’eterno dilemma. Nella società in cui viviamo l’apparenza diventa sostanza: i rapporti sono talmente superficiali che ci si ferma sempre alla prima impressione, all'”involucro”, al “guscio”, alla “maschera”. Passo molto tempo a cercare di migliore l’immagine che “presento” agli altri, e non credo di essere l’unica. Mi sto dimenticando però di curare anche la mia anima, convinta che a nessuno importi, perchè è più facile sembrare una “bella idiota” che una “profonda triste” (non che io mi consideri profonda, o bella… Triste lo sono di sicuro). Ovviamente curo i miei interessi (e non solo il mio aspetto fisico), ma sembra che alcune mie qualità debbano rimanere nascoste per non urtare la sensibilità di qualcuno o per non mettermi in cattiva luce. Facendo questi discorsi mi accorgo di essere diventata così arida dentro, così superficiale, timorosa del giudizio degli altri. Da quando? Io, l’anticonformista, l’artista, l’appassionata, sono stata domata da me stessa, dalle mie paure. Certo che ogni volta che mi guardo allo specchio, non sono sicura di riconoscere la persona che vedo, e aspetto solo di riuscire a riaccettarmi per ciò che sono, difetti compresi. Vorrei tanto poter essere me stessa, ma cosa me lo impedisce in fondo? I tabù ritornano così forti, opprimenti… Vorrei scacciarli dalla mia mente, ma non posso. Sono parte di me e devo accettarli. Quindi io “sono”, grazie ad essi… Condizionano la mia personalità, le mie scelte, la mia vita. Dovrei dunque lasciar perdere la mia “corazza” e permettere al mio vero io di venire fuori? Così da essere sotto lo sguardo di tutti, con tutte le mie imperfezioni, le mie cicatrici, il mio dolore? Forse, a volte, l’apparenza è essenziale per salvare la sostanza. Viviamo di ciò che non ci ferisce, di ciò che ci fa sentire amati e protetti, quindi perchè non aggiungere la “maschera” alla lista? Per quello che mi riguarda, continuerò a lasciarmi andare solo con persone fidate, continuerò ad essere la timida ragazza introversa che si sfoga su un blog. Già, perchè su questo blog posso essere me stessa, posso dar sfogo ad ogni mia passione: la musica, la scrittura, la poesia… E poco mi importa di essere derisa o di non essere capita… Alcuni pensieri rimangono nella mia mente, chiusi a chiave, oppure indecifrabili, incomprensibili persino a me stessa. Eppure alla fine di un post, dopo aver impresso l’ultimo punto, mi sento decisamente meglio. Che sia la mia cura?

Vuoti (IV)

Avevo in programma di finire la serie di “vuoti” in bellezza, elencando tutto quello che non mi mancherà di lui. Poi mi sono resa conto che il mio problema è proprio questo: mi illudo che odiando davvero qualcuno io riesca a dimenticarlo. Ci vorrebbe un po’ di buono e sano menefreghismo…

La verità è che ho avuto tempo per fare dell’introspezione, ma adesso è ora di voltare pagina. Io mi aspetto sempre troppo dalle persone. Quando amo, perdo ogni capacità di mettermi nei panni dell’altro. Questo perchè su alcune cose sono molto fragile, e quando mi sento attaccata reagisco in due modi:

  • mi incupisco e non parlo, se non a monosillabi, ma dentro soffro come un cane;
  • rimugino.

Ed è proprio quel rimuginare che mi frega ogni fottuta volta. A maggior ragione, quando è una persona che ritengo particolarmente importante per me a “pungermi”, io mi rinchiudo dentro me stessa e me ne distacco. Il processo può essere graduale, oppure istantaneo. Fatto sta che il risultato non cambia.

Ci sono state solo due persone che ho allontanato, ma il motivo è lo stesso. Tradimento. Non solo dal punto di vista sessuale o sentimentale, parlo proprio di tradimento della fiducia. Già, suppongo che sia capitato a tutti almeno una volta nella vita.

Quindi il vero vuoto che c’è in me riguarda l’escludere me stessa da qualsiasi rapporto con gli altri, per paura di soffrire ancora. Come superare queste delusioni e andare avanti? Dovrò ricostruire la mia vita passo dopo passo. Non sarà per niente facile. Comincerò smettendo di pensare a cosa è andato storto, al male che mi hanno fatto e a chissà che altra scusa per non ricominciare a respirare ancora.

Sarò di nuovo amata solo se ricomincerò ad amarmi. Per ora è questo l’obiettivo principale.

I will live again.

Vuoti (II)

[…]

Forse stare da sola mi fa bene. Non devo pensare a nessuno, solo a me stessa. Credo sia una bella sensazione. Ovviamente la persona più importante della mia vita dovrei essere io… Un giorno ci arriverò. Per ora voglio solo accettarmi per come sono. Come descrivermi? Uhm. Sognatrice (Credulona), Dolce (Tappezzeria), Gentile (Stupida). Non credo di essere molto Clemente con me stessa (Ipercritica).

Oggi apro Facebook e mi aspettano 3 messaggi. Strano, di solito non vengo cercata. Due ragazzi e un’amica. Chissà. In più stamattina ho ricevuto anche 2 telefonate. Ben 5 persone mi pensano. Chi l’avrebbe mai detto.

Ecco, ci sto ricascando. Sto pensando davvero alla possibilità che per me ci sia un lieto fine (insieme a qualcuno). Probabilmente perchè i cosiddetti “vuoti” che devo colmare rappresentano le persone che vorrei al mio fianco. Mi sento fredda, ma questo cuore merita di essere scaldato ancora…. Un giorno, forse. Sarò forte per il momento e non cederò davanti a nulla. Lo affronterò, se devo. Gli farò capire quanto male mi ha fatto, perchè credo di non essere stata abbastanza chiara, e lo cancellerò dalla mia vita per sempre. Cambierò libro… Anche se ho la sensazione che cercarlo ogni giorno sul pullman o nelle aule non sia il miglior modo per voltare pagina. Chissà se per cambiare libro dovrò rinunciare anche ai miei sogni, al mio futuro. Direi che devo pensarci su.

Just me, myself and I. I am my own hero.